Secondo i dati riportati dal Global Youth Tobacco Survey, circa il 36-37% dei ragazzi
prova per la prima volta a fumare tra i 12 e i 13 anni. Spesso per curiosità, altre volte
perché il fumo è visto come qualcosa di “proibito” dagli adulti e questo lo rende più
attraente. Inoltre, uno dei motivi più forti è il desiderio di sentirsi parte di un gruppo:
se amici o compagni fumano, può nascere la paura di essere esclusi o di sembrare
diversi. In alcuni casi fumare diventa un modo per integrarsi o sentirsi accettati, senza
però pensare subito alle conseguenze a lungo termine. Infatti, la nicotina è una
sostanza che crea nel corpo una dipendenza molto forte.
La nicotina si trova naturalmente nella pianta del tabacco e, anche se è molto piccola,
ha un impatto molto forte sul nostro corpo, soprattutto sul cervello. Quando si fuma
una sigaretta, la nicotina entra velocemente nei polmoni, poi passa nel sangue e
raggiunge il cervello in pochissimo tempo. Questa velocità è una delle ragioni per cui
la nicotina ha un effetto così rapido e, per molte persone, è difficile resisterle. La
nicotina agisce infatti in modo molto veloce ed è uno dei motivi per cui può essere
così difficile smettere di fumare.
Quando la nicotina arriva al cervello, si comporta come una sostanza che il nostro
corpo produce normalmente, ovvero l’acetilcolina. L’acetilcolina è molto importante
per permettere ai neuroni di comunicare tra loro e aiuta il nostro corpo a restare
attento, a ricordare le cose e a rimanere sveglio. La nicotina si attacca agli stessi punti
di riconoscimento dell’acetilcolina, chiamati recettori nicotinici, e li attiva come se
fosse una sostanza naturale del nostro corpo. In questo modo, il cervello riceve uno
stimolo artificiale.
L’attivazione di questi recettori provoca il rilascio di diversi neurotrasmettitori, tra cui
la dopamina, una sostanza strettamente legata alle sensazioni di piacere e
gratificazione. È per questo che, soprattutto all’inizio, fumare può dare una
sensazione di rilassamento, benessere o maggiore concentrazione. Tuttavia, questo
effetto è breve e non naturale: la dopamina viene rilasciata in modo rapido e intenso,
ma senza una vera causa positiva.
Col passare del tempo, il cervello si adatta a questa stimolazione continua. Aumenta
il numero dei recettori nicotinici e riduce la produzione naturale di dopamina. Questo
processo porta alla dipendenza da nicotina: non si assume più nicotina per provare
piacere, ma per evitare il disagio causato dalla sua mancanza. Quando la nicotina non
è presente, possono comparire nervosismo, irritabilità, difficoltà di concentrazione e
un forte desiderio di fumare. Il cervello dipende ormai dalla nicotina per funzionare
normalmente.
La nicotina non porta a un piacere duraturo, ma cambia l’equilibrio chimico del
cervello. Questo fa sì che il cervello diventi dipendente da qualcosa che viene
dall’esterno. Fumare non aiuta a risolvere lo stress o l’ansia: li copre solo per un
breve periodo, mentre alla lunga può renderli ancora più forti. L’unica notizia positiva
è che il cervello è capace di recuperare molto bene: smettendo di assumere nicotina, i
recettori e la quantità di dopamina possono gradualmente tornare ai livelli precedenti.
Per avviarci alla conclusione, la nicotina influisce su di noi perché sfrutta i
meccanismi naturali della mente, modificandoli nel tempo. Comprendere come agisce
è il primo passo per rendersi conto che il vero benessere non nasce dal fumo, ma
dall’equilibrio naturale del nostro cervello.
Giada Rossano V b