10 anni di Mainstream, cosa è cambiato?

Il 30 novembre 2015 esce un misterioso disco di 29 minuti, un misto di cantautorato,
musica elettronica e pop, che darà vita a una radicale e necessaria rivoluzione del
panorama musicale italiano.

L’album è intitolato paradossalmente Mainstream; l’allora ignoto autore è Edoardo
d’Erme, alias Calcutta, che è riuscito a riscrivere le sorti della musica indipendente
italiana, narrando, con luoghi comuni e toni dissacranti e provocatori, della bassa
Lazio, di svastiche in centro a Bologna, di una malinconica Milano e della vita da
fuorisede.

Calcutta – in un periodo in cui il pop italiano mainstream, commerciale e saturo di
iperproduzioni e scelte banali, regnava sovrano nelle classifiche – decide di realizzare
un disco semplice e spontaneo, che in qualche modo parlava a chiunque: coppiette,
studenti universitari, pariolini, hipster, Papa Francesco e De Gregori.

Il disco è caratterizzato da pianoforti, sintetizzatori, chitarre acustiche, drum machine,
voci e urla liberatorie. È stato pubblicato dalla casa discografica Bomba Dischi,
contiene le produzioni di Marta Venturini e Andrea Suriani, con la supervisione di
Niccolò Contessa, aka I Cani, e la partecipazione di Mai Mai Mai nella nona traccia
del disco, Dal Verme.

Canzoni come “Cosa mi manchi a fare” e “Frosinone” sono diventate inni
generazionali e oggi, dieci anni dopo, ci ricordano che le cose forse non sono
cambiate, che le classifiche contengono sempre gli stessi cantanti e autori e che noi
siamo ancora velleitari disillusi dai cuori spezzati, anche se Papa Francesco non c’è
più e il Frosinone è in Serie B.
Giovanni Tornambè IIIcc