La narrazione biblica della Genesi, che da millenni è alla base della religione
Cristiana, merita oggi una riflessione più profonda. “Cosa è successo veramente
nel giardino dell’Eden non appena Eva colse e mangiò il frutto dell’albero del
bene e del male?” La tradizione religiosa attribuisce a tale gesto la nascita del
peccato originario e la caduta dell’umanità dalla grazia di Dio. Ma se
ribaltassimo questa prospettiva e facessimo qualche passo indietro?
Nel corso dei secoli molti grandi e illustri autori si sono posti la stessa domanda.
Tra questi la figura di Kant ha proposto una visione rivoluzionaria: “Il primo
passo per uscire da questo stato… non può essere giudicato che come una caduta
dal punto di vista morale. Ma dal punto di vista della natura era un progresso”.
Per Kant, infatti, la figura di Eva, che decide di mangiare, rappresenta non il
momento di caduta ma di transito dall’istinto alla ragione, dalla cieca
obbedienza alla scelta consapevole. Eva pensa. Eva sceglie, seppur
probabilmente non sia la “retta via”.
Il giardino dell’Eden, il “paradiso terrestre”, per come viene descritto dalle
Sacre Scritture sembra essere un luogo di immensa felicità e tranquillità, ma è
anche una gabbia dorata: l’uomo vive al suo interno in uno stato di completa
innocenza tanto da interpretare la loro nudità come una parte naturale dell’uomo
“Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano
vergogna”. ( Genesi 2:25). “L'innocenza è uno stato nel quale la libertà non è
ancora stata realizzata” (Paul Tillich) l’uomo quindi non viene creato da Dio
come un’animale libero ma lo diventerà non appena sia uomo che donna
attingeranno dall’albero dai frutti proibiti la conoscenza.
Anche la figura del serpente ha necessariamente bisogno di una rivalutazione.
Nel corso dei secoli il serpente è stato visto come l’incarnazione di Satana,
“l’ingannatore”. Ma cosa dice realmente il testo sacro? “Il serpente era il più
astuto di tutti gli animali” (Genesi 3,1): il serpente è l’animale più astuto non
quello più malvagio. A livello spirituale, inoltre, il serpente è una figura che
insegna la spinta evolutiva, il fuoco della trasformazione, la conoscenza
nascosta, l’energia Kundalimi e l’archetipo del risveglio, di conseguenza il
serpente non tenta ma libera. La sua figura è più vicina a quella di Socrate che a
Satana. Il serpente con una brachilogia “È vero che Dio ha detto: Non dovete
mangiare di nessun albero del giardino?” ( Genesi 3,3) non inganna Eva, ma la
spinge al ragionamento critico. “Il peccato originale non è tanto la
disobbedienza in sé, quanto il primo atto di libertà umana” (Erich Fromm).
Il nome “Albero della conoscenza del bene e del male” ci fa capire che quello
che acquisiscono Adamo ed Eva non è un sapere tecnico ma un sapere morale.
Infatti prima di mangiare il frutto i due non erano in grado di distinguere
eticamente le proprie azioni e separare quale fosse bene e quale fosse male.
Come disse Hannah Arendt “La libertà di scelta presuppone la capacità di
distinguere il giusto dall'ingiusto” o Socrate “nessuno fa il male
volontariamente, ma solo per ignoranza”: infatti solo dopo aver acquisito una
conoscenza morale l’uomo ha la possibilità di peccare.
Certo, la Bibbia ci dice che la scelta porterà a delle conseguenze "Con dolore
partorirai figli… con il sudore del tuo volto mangerai il pane" (Genesi 3,16-19),
ma è proprio questa la caratteristica necessaria affinché l’uomo sia distinto dagli
animali incoscienti che dalle entità immortali.
Questo articolo non vuole essere provocazione gratuita, ma ha lo scopo di far
riflettere una società guidata dalla costante presenza dei social media e
intelligenze virtuali che minacciano di sollevare l’uomo dal peso delle scelte:
infatti ricordare Eva significa ricordare l’essenza dell’umanità.
Non si nasce uomo, ma lo si diventa… E lo diventa nel momento in cui si
sceglie la conoscenza nonostante il rischio, si abbraccia la libertà nonostante
l’angoscia e si accetta la responsabilità nonostante il peso.
Potremmo dire che il gesto di Eva non rappresenta la caduta dell’uomo ma la
sua ascesa, non rappresenta la nascita del peccato originale ma del libero arbitrio
che ci rende ciò che siamo: esseri capaci di pensare e scegliere.
In conclusione, “Se il frutto della conoscenza del bene e del male portava a tale
conclusione, Dio, essere onnipotente che conosce il futuro, perché ne ha creato
l’albero conoscendo il male che avrebbe causato ai suoi figli?”
Lorenzo Falsone, IIICc