La società di massa si sviluppa tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, è un insieme di
individui che scompaiono rispetto al gruppo e perdono la loro individualità, conformandosi alla
massa. Questa società è caratterizzata da una forte crescita demografica, dall’urbanizzazione, dalla
nascita dell’opinione pubblica.
In questo contesto si inseriscono le donne, che lavoravano nelle fabbriche, questo ha permesso loro
di uscire dall’isolamento in cui si trovavano, ma le discriminava doppiamente, perché percepivano
un salario minore rispetto agli uomini ed erano escluse da funzioni più elevate e di responsabilità,
invece sul piano politico non avevano alcun diritto di voto. Di fronte a queste trasformazioni e
all’estensione del suffragio universale maschile, le donne sentono la necessità di avere un riscatto
anche per loro stesse e iniziano a diffondere la loro voce e le loro idee, grazie allo sviluppo dei mass
media come i giornali, la televisione, la radio. Così nel 1903 nasce il movimento delle suffragette,
termine dispregiativo usato per indicare le donne che volevano ottenere il diritto di voto, in Gran
Bretagna e poi si sviluppa negli Stati Uniti e in tutta l’Europa, fondato da Emmeline Pankhurst,
L’obiettivo però era uno, chiaro e profondo: ottenere la parità tra uomo e donna.
Il merito di Emmeline Pankhurst fu quello di capire il motivo che stava alla base di un rifiuto a
concedere il voto alle donne, temevano l’elettorato femminile perché in questo modo sarebbero
diventate indipendenti e non sarebbero state più sottomesse agli uomini.
La tattica delle suffragette era quella di rendersi visibili in pubblico, incendiavano le cassette
postali, si incatenavano a ringhiere, interrompevano e aggredivano i ministri, per questo molte
furono sottoposte ad arresti, a condanne ai lavori forzati, ma addirittura fecero ricorso allo sciopero
della fame in prigione per attirare l’attenzione. Questo ci fa capire come le donne abbiano dovuto
soffrire per ottenere l’uguaglianza e la loro grande forza si basava sull’assenza di paura di essere
ridicolizzare in pubblico dalle masse, prevalentemente maschili, perché avevano sempre in mente il
loro obiettivo e la giustezza della causa, nessuno poteva distoglierle, nè il disprezzo dell’opinione
pubblica nè la mancanza di fondi, riuscivano infatti ad autofinanziarsi, risparmiando il denaro
dell’autobus, saltando i pasti, sacrificando i gioielli vendendoli. Hanno raggiunto così il loro scopo
nel 1928 in Gran Bretagna e negli Stati uniti, in Italia le donne hanno votato per la prima volta il 2
giugno 1946 in occasione del referendum per scegliere tra repubblica e monarchia e la Costituzione
del 1948 ha stabilito il principio di uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini.
Le suffragette furono tra le prime a comprendere la potenza della partecipazione collettiva,
un’energia che riesce a trasformare le società; questo metodo trova un parallelo nei movimenti
contemporanei, come manifestazioni, uso dei media, pressione dell’opinione pubblica, perché il
principio per cui hanno combattuto è ancora una sfida aperta.
Nonostante i progressi compiuti, nell’attualità vediamo ancora differenze salariali tra uomini e
donne, scarsa rappresentanza femminile nei luoghi decisionali, stereotipi che condizionano
l’educazione e soprattutto assistiamo alla violenza di genere, un fenomeno che dimostra quanto il
percorso verso la parità non sia concluso e che i diritti non sono stati definitivamente acquisiti. Solo
cambiando la mentalità radicata nella società, si potrà raggiungere una vera uguaglianza. Le donne
però continuano a lottare oggi, Malala ad esempio ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti delle
ragazze, in particolare al diritto all’istruzione, nel 2012 è stata colpita alla testa dai talebani proprio
per le sue idee ma nonostante questo è sopravvissuta e ha trasformato il dolore in lotta, come fecero
le suffragette che nonostante siano state perseguitate, derise, isolate, continuarono a lottare
Sofia Maniscalco VB Classico
Le suffragette
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