“Non sono abbastanza”: l’insicurezza degli adolescenti e l’impatto che ha su presente e futuro

Ognuno di noi avrà sentito almeno una volta qualcuno dire: “Sarebbe il mio sogno
fare questo, ma è troppo per me”, oppure “Non ho le capacità per farlo, non sono
abbastanza bravo”. Magari lo abbiamo detto o pensato noi stessi. Ma è veramente
così? Se la risposta fosse positiva allora oggi non ci sarebbero medici, ingegneri,
cantanti, attori, sportivi; perché tutti si sarebbero fermati di fronte alla convinzione di
“non essere abbastanza”.
Questa insicurezza non è rara, anzi, riguarda la maggior parte di noi, e può sabotarci,
cambiare il corso della nostra vita impedendoci di fare ciò che vogliamo davvero,
portandoci invece ad adeguarci a una strada più facile che reputiamo più adatta a noi.
Spesso questa scarsa autostima nasce dal confronto continuo con gli altri: con i nostri
compagni, i nostri parenti o con chi vediamo sui social. È molto comune, durante
l’adolescenza, paragonarsi alle persone che ci circondano e sentirsi inferiori rispetto a
loro, sia fisicamente che intellettualmente. Ci convinciamo di non avere il talento, la
bravura o l’intelligenza che gli altri invece hanno. Così rimaniamo bloccati nel
dubbio, nella paura di fallire o di non rispettare le aspettative altrui.
Come disse la biografa americana Suzy Kassem: “Doubt kills more dreams than
failure ever will”, che tradotto vuol dire “Il dubbio uccide più sogni di quanti il
fallimento ne ucciderà mai” e non potrebbe esistere frase più vera: l passione, la
determinazione e la sicurezza sono infatti le qualità più preziose che abbiamo per
realizzare i nostri sogni, mentre il paragone con gli altri e la svalutazione di noi stessi
sono invece i nostri più grandi nemici.
Nel romanzo “Felici contro il mondo” di Enrico Galiano, il professor Bove,
insegnante di filosofia, spiega il pensiero di Nietzsche in un modo molto originale e
ci fa capire perché tendiamo spesso a preferire la strada più facile a quella che
vogliamo intraprendere davvero:
<< Dovete sapere che per Nietzsche l’umanità, l’umanità intera, si divide in due
categorie: quelli che dicono di sì alla vita e quelli che dicono di no alla vita. Quelli
che osano affrontare l’ignoto e quelli che si nascondono, e si muovono solo dentro
strade che già conoscono. Quelli che cercano la vetta o l’abisso e quelli che si
accontentano del così così. […]. E infatti tutti i giorni vi troverete di fronte a delle
scelte: e allora ci sarà chi, di fronte al pericolo di fallire, sceglierà un lavoro così così.
[…] Sapete qual è la grande fregatura del così così? La sicurezza. […] Il così così è
affascinante, quasi magnetico, perché ci attrae con il suo essere sempre lì, con il suo
non cedere mai sotto i colpi delle incertezze.”
Nel romanzo, la protagonista Gioia, di fronte alla prima difficoltà, molla tutto, si
convince di non essere poi così speciale e dimentica tutte le sue passioni per

accontentarsi di una vita “così così”. Solo alla fine capirà il suo errore e, con molto
impegno e perseveranza (senza i quali non si potrà mai ottenere nulla), rimedia e
muove il primo passo per raggiungere i propri obiettivi.
È proprio questo l’esempio che ognuno di noi dovrebbe seguire: di fronte a ogni
difficoltà, insicurezza, dubbio, dovremmo sempre tenere a mente il nostro sogno nel
cassetto, quello a cui teniamo di più, e utilizzare tutti i mezzi che abbiamo a nostra
disposizione per raggiungerlo, anche se non sarà mai facile o veloce, e magari
richiederà più impegno del previsto.
Emanuela Cicero 4AS