Storie singolari di donne e uomini che furono

Elegant dressed couple having fun visiting Rome for their wedding in the 1930s. Italy.

Nel corso della storia il nostro pianeta ha visto nascere, morire e soprattutto vivere gente di ogni
tipo: strane all’inverosimile, straordinarie o terribilmente banali e comuni. Anche se non bisogna
mai scordare che questi concetti, a seconda del tempo e del luogo avevano un valore diverso; infatti,
chi un tempo fu straordinario agli occhi dei contemporanei, oggi potrebbe apparire come un pazzo,
mentre chi un tempo sarebbe stato detto strano, oggi potrebbe essere considerato uno qualunque e
naturalmente forti erano le discordanze d’opinioni su determinati personaggi al tempo e luogo loro
contemporanei.
Quando qualcuno viveva in un modo, perché faceva o diceva cose considerate utili, divertenti, o
“importanti” veniva tramandato, da chi lo guardava ed ascoltava, con i mezzi che possedeva: con la
voce, con un’immagine, con la scrittura.
E così nacquero molte leggende, molte trame di vita e dunque la storia; le leggende per divertire e
fornire modelli di comportamento, la storia per non dimenticare le opere e gli operatori, i fatti e chi
li compì.
Con questo articolo che potrebbe essere il primo di una serie, voglio riportare sotto lo sguardo di chi
leggerà i nomi, le azioni e il modo di essere di scrittori, poeti, musicisti, artisti, matematici… e più
in generale uomini e donne di ogni genere, di qualsiasi mestiere e collocazione spazio-temporale
che qualcuno un tempo ritenne interessanti e le cui vicende oggi possono ispirare, consolare o
semplicemente suscitare riso.
Il protagonista di questo articolo è Romeo Carugati, nato a Verona da genitori fiorentini, visse tra la
metà dell’ottocento e l’inizio del novecento e fu critico musicale, librettista, e giornalista.
Era un individuo senza dubbio singolare: voce tuonante, capelli arruffati, barba scomposta, gli
immancabili pince-nez e poca pulizia personale; insomma, un aspetto degno di un Diogene che
ricordava anche nella schiettezza cinica e mordace del parlare.
All’epoca era considerato l’individuo più sudicio di Milano, pare infatti che sopportasse l’acqua
meno del più idrofobico dei gatti e che un giorno confessò ad un suo amico di soffrire di un certo
prurito in tutto il corpo, l’amico gli consigliò un bagno, ma lui ribatté dicendo che non l’avrebbe
assolutamente mai fatto, perché, se avesse preso quell’ abitudine, poi sarebbe stato costretto tutti gli
anni a farne uno. Sempre riguardo le sue abitudini igieniche, si dice che Carugati durante una
conversazione, continuasse a ripetere di essere un discendente di Ponzio Pilato, il famoso
proconsole romano, ma a quel punto un suo amico non poté trattenersi dal dire che era impossibile
perché, secondo quanto è scritto nel vangelo, Ponzio Pilato, almeno una volta, si lavò le mani.
Perfino nel suo necrologio non si mancò di sottolineare questo aspetto con minuzie di particolari.
Dopo la sua morte, tra le altre cose, si scoprì che l’olezzo di Carugati fosse dovuto al fatto che
vivesse in un appartamento pieno di animali: gatti, scimmie, pappagalli, una cocorita e un cane.
Qualcuno afferma anche di aver visto fare capolino dalla tasca della sua sformata e sfibrata giacca
dei bianchi topini.
Comunque il suo valore come giornalista non venne mai meso in dubbio, anche se veniva accusato
da alcuni suoi colleghi di scrivere in modo troppo grezzo. Il suo giudizio era sempre molto diretto e
sincero e per questo era molto temuto dagli artisti, ma non era per nulla un critico prevenuto o di
parte, riportava quello che ascoltava senza alcun pregiudizio, dicendo sempre quello che sentiva
essere vero.

Vorrei riportare la porzione iniziale del testo di un suo articolo che all'epoca destò molto scalpore al
punto che venne riportato anche da testate d’oltreoceano:
“Il nefando assassinio di un povero barbiere a porta Ticinese.”
Particolari strazianti
<< Ieri sera in un locale assai frequentato di Porta Ticinese venne barbaramente assassinato un
povero barbiere molto noto non soltanto a Milano, di ottima famiglia, e di precedenti irreprensibili.
Ci piange l'animo nel raccontare le sanguinose gesta alle quali assistevano imperterrite molte
persone.>>
Leggendo fino a questo punto sembrerebbe di essere di fronte ad un articolo di cronaca nera se non
fosse che il barbiere di cui si parla è Il Barbiere di Siviglia, la celebre opera teatrale di Rossini e
l’omicidio un’esecuzione talmente pessima da non poter essere descritta altrimenti.
La cosa assurda è che in un primo momento molti, limitandosi a leggere l’inizio, credettero davvero
che fosse stato commesso un omicidio e nelle redazioni giornalistiche del Secolo e del Corriere
della sera si scatenò il panico non riuscendo a capacitarsi di come una notizia del genere gli fosse
sfuggita.
Ma ben presto il mistero fu svelato, non che ci volesse molto: bastava leggere l’articolo fino alla
fine (come avete fatto voi se siete arrivati fino a qui!).
Sulla questione ironizzarono alcuni giornali stranieri che romanzarono un po’ la vicenda riportando
di un commissario milanese, che credendo alla notizia iniziò un’indagine che si sarebbe rilevata
molto più breve del previsto…
Che cosa ne pensate? La sua è o non è una storia interessante, degna di essere ricordata?
Spero che l'abbiate apprezzata e vi do appuntamento al prossimo articolo.
Emanuele Giuseppe Milazzo lll Cc