Un caso che ha suscitato un acceso dibattito è quello della famiglia di Nathan e Catherine, che ha
deciso di vivere nel bosco, lontano dalla società moderna. Con i loro tre bambini, i genitori hanno
scelto uno stile di vita autosufficiente, senza elettricità e senza scuola tradizionale. Ma quando uno
dei bambini è stato ricoverato in ospedale per intossicazione da funghi, i servizi sociali hanno preso
la decisione di allontanarli dalla famiglia, ritenendo che le condizioni di vita non fossero sicure.
Ora, i bambini vivono in una casa-famiglia, mentre i genitori combattono in tribunale per riaverli. I
genitori, difesi dal loro avvocato, sostengono che la loro scelta di vita sia fondata sull’amore per la
natura e sul desiderio di educare i figli lontano dalle strutture scolastiche tradizionali. “I nostri figli
sono felici e crescono sani in un ambiente naturale. Non vogliamo che il sistema educativo imponga
regole che non condividiamo”, ha detto Catherine in un’intervista. La famiglia è disposta ad
accettare alcuni compromessi, come l’istruzione domiciliare, ma rifiuta l’idea di rinunciare alla loro
libertà di vivere come meglio credono. Dall’altro lato, i servizi sociali e il tribunale hanno deciso di
intervenire, temendo che l’isolamento della famiglia e le condizioni di vita non fossero abbastanza
sicure per i minori. “Il diritto di educare i figli è sacrosanto, ma la sicurezza dei bambini è una
priorità”, ha affermato un rappresentante dei servizi sociali. Secondo il tribunale, la mancanza di
una scuola tradizionale e le difficili condizioni di vita potrebbero influire negativamente sul
benessere psicologico e fisico dei bambini.
Sofia Ferrante Bannera VBC