1. Al termine del tuo percorso liceale come hai fatto a scegliere l’università sapendo di questa tua passione per la moda?
1. Il giorno del diploma al Liceo Classico Foscolo nel 2012 sapevo già che la mia strada sarebbe stata quella artistica. Fin da bambina, infatti, ho sempre avuto una passione innata per la moda e la creatività. Sono cresciuta in una famiglia profondamente legata all’artigianato, dove la personalizzazione e la creazione di capi, spesso insieme a mia madre, erano una parte fondamentale della mia quotidianità. Nonostante ciò, la scelta del liceo classico è stata complessa e, in parte, guidata dai miei genitori. Durante quegli anni ho spesso percepito una “diversità” rispetto ai miei compagni, molti dei quali oggi sono medici o professionisti in campi scientifici. Nonostante l’impegno e il rigore degli studi classici, dentro di me non ho mai abbandonato il sogno di diventare una designer di moda. La passione per la moda era qualcosa di innato, un tratto che mi ha sempre distinto, anche se inizialmente non sapevo come esprimerlo concretamente. Quando ho scelto di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti, è stata una sfida. Provenivo da un percorso scolastico che non mi aveva fornito una preparazione tecnica in ambito artistico. Tuttavia, grazie alla dedizione e al sacrificio, sono riuscita a colmare quelle lacune e a crescere, trasformando le difficoltà iniziali in stimoli per migliorarmi. Guardandomi indietro, posso dire che gli studi classici sono stati fondamentali: mi hanno dato solide basi culturali e metodologiche che mi hanno aiutata a superare sia le prime difficoltà accademiche. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti, il mio percorso non si è fermato. Ho conseguito una laurea magistrale in Moda presso l’Università IUAV di Venezia e, per consolidare ulteriormente le mie competenze, ho intrapreso un Master all’Alma Mater Studiorum di Bologna. Non mi sono mai fermata nella mia formazione, arrivando anche a conseguire un diploma presso un liceo artistico. Questo viaggio accademico mi ha portata oggi a svolgere un dottorato di ricerca nazionale in Design per il Made in Italy, un tema che sento vicino per il mio desiderio di valorizzare il patrimonio del nostro Paese. Il mio percorso dimostra quanto sia fondamentale credere nei propri sogni, anche quando la strada sembra tortuosa o diversa da quella degli altri. La moda per me non è mai stata solo una professione, ma un linguaggio attraverso cui esprimere me stessa e il mio legame con l’artigianato e la mia famiglia. A distanza di dodici anni dal diploma, posso dire con certezza che ogni tappa, anche quella più difficile, è stata e continua ad essere decisiva per la mia crescita personale e professionale.
2. Negli ultimi anni si parla sempre di più del fenomeno del quiet luxury, cosa ne pensi di questa tendenza?
2. Il quiet luxury è una risposta interessante alla sovraesposizione dei loghi e al lusso ostentato. Rappresenta un’evoluzione verso un’estetica più raffinata e discreta, che mette al centro la qualità intrinseca del capo piuttosto che il riconoscimento immediato. Amo molto questo approccio perché celebra materiali di pregio, lavorazioni artigianali e linee senza tempo: il vero lusso, quello che si fa riconoscere solo da chi ha l’occhio per apprezzarlo! È un concetto che si lega profondamente alla sartoria, un mondo che ho sempre vissuto da vicino grazie a mia madre. Posso dire con certezza che mia madre ha incarnato il quiet luxury molto prima che diventasse una tendenza. Durante gli anni 2000, quando andavano di moda i loghi esagerati, io stessa ero attratta da marchi come Fornarina, Miss Sixty, Killa e D&G, soprattutto durante il ginnasio, e li indossavo con orgoglio. In contrasto, mia madre ha sempre scelto capi minimalisti e sartoriali realizzati da lei stessa e capendo il valore della qualità e dello stile senza tempo. La conferma di quanto fosse innovativa, fuori dagli schemi e “cool” è arrivata negli anni successivi, quando ho iniziato ad avere i primi contatti con il mondo della moda a Venezia, a Milano e, in particolare, durante il mio stage nell’archivio di Max Mara. Questo brand, che è sempre stato il mio sogno, tra le diverse linee rappresenta una forma quiet luxury: ogni capo trasmette una bellezza discreta ma potente. Lavorando Archivio di Max Mara, ho riconosciuto nel loro style e approccio lo stesso spirito che mia madre mi aveva trasmesso con il suo modo di vestire e di vivere la moda.