Quando si parla di Sigmund Freud lo si colloca spesso in un’epoca lontana, legata alla nascita della
psicoanalisi e a un modo di pensare la mente umana che sembra distante dalla vita di oggi. Eppure,
più si osserva la società contemporanea, più emerge una sensazione difficile da ignorare: molte
delle dinamiche descritte da Freud non solo non sono scomparse, ma sembrano essersi trasformate e
rese ancora più sottili. In particolare il concetto di inconscio e quello di tabù appaiono ancora oggi
fondamentali per comprendere comportamenti individuali e collettivi.
Freud sosteneva che l’essere umano non è pienamente consapevole di ciò che lo muove. Una parte
significativa delle azioni, delle scelte e delle reazioni emotive non nasce da una decisione razionale
e completamente lucida, ma da processi profondi, spesso invisibili, che sfuggono al controllo della
coscienza. L’inconscio, in questa prospettiva, non è un elemento marginale, ma una componente
attiva della personalità, capace di influenzare la vita quotidiana in modo continuo, anche quando
non ce ne rendiamo conto.
Se si guarda alla realtà contemporanea, questa idea sembra trovare nuove forme di conferma. Molte
persone vivono una sensazione costante di tensione tra ciò che vorrebbero essere e ciò che sentono
di dover essere. Le scelte non sono mai completamente libere, ma si muovono all’interno di una rete
di aspettative, regole implicite e modelli sociali che condizionano il comportamento. In questo
senso, la razionalità non è mai assoluta: è sempre intrecciata con emozioni, impulsi e conflitti
interni.
È proprio all’interno di questo intreccio che si inserisce il tema dei tabù. Ogni società, infatti,
costruisce nel tempo un insieme di limiti non sempre espliciti, ma profondamente influenti. I tabù
non sono solo divieti formali: sono anche tutto ciò che non si riesce o non si può dire apertamente,
ciò che viene considerato inappropriato, fragile o scomodo. Freud li collegava direttamente ai
meccanismi di rimozione: ciò che non può essere accettato dalla coscienza non scompare, ma viene
spinto in profondità, dove continua a esercitare la sua influenza.
Nella società di oggi, i tabù non sono diminuiti, ma si sono trasformati. Non riguardano più soltanto
temi esplicitamente proibiti, ma anche aspetti più sottili della vita quotidiana. Ad esempio, la
fragilità emotiva è spesso ancora vissuta come qualcosa da nascondere o minimizzare, come se
mostrare insicurezza fosse un segno di debolezza personale. Allo stesso modo, il fallimento viene
raramente raccontato in modo aperto, perché entra in conflitto con un modello sociale che valorizza
il successo, la prestazione e il risultato immediato.
Un altro tabù contemporaneo riguarda il rapporto con il tempo e con la produttività. Viviamo in una
società che esalta l’efficienza e la velocità, ma che al tempo stesso tende a giudicare negativamente
la lentezza, il riposo o la semplice inattività. Anche il non essere costantemente produttivi può
diventare fonte di disagio o senso di colpa. In questo modo, ciò che dovrebbe appartenere alla
normalità dell’esperienza umana viene spesso percepito come qualcosa da giustificare.
Accanto a questi aspetti, si può osservare anche un altro fenomeno: la difficoltà crescente nel
riconoscere ed esprimere le emozioni in modo autentico. Nonostante si parli molto di benessere
psicologico, molte emozioni continuano a essere filtrate, controllate o semplificate. Freud
leggerebbe questo come un segnale della continua tensione tra desiderio e repressione, tra ciò che
emerge spontaneamente e ciò che viene invece trattenuto perché non conforme alle aspettative
esterne.
In questa prospettiva, anche i disagi più comuni assumono un significato più complesso. L’ansia
diffusa, il senso di inadeguatezza o la difficoltà nelle scelte non possono essere interpretati solo
come problemi individuali, ma anche come il risultato di un equilibrio instabile tra mondo interno e
mondo esterno. L’individuo si trova costantemente a mediare tra ciò che sente e ciò che dovrebbe
sentire, tra ciò che desidera e ciò che è socialmente accettato.
Ciò che rende ancora attuale Freud non è solo la sua teoria dell’inconscio, ma la sua capacità di
mostrare che l’essere umano non è mai completamente trasparente a sé stesso. I tabù, in questa
visione, non sono semplici regole sociali, ma veri e propri confini interiorizzati che continuano a
influenzare la psiche anche quando non vengono riconosciuti. Più vengono rimossi dalla superficie
del discorso, più tendono a riemergere sotto forme indirette.
Forse, allora, la vera domanda non è se la società contemporanea abbia superato i tabù, ma in che
modo li abbia trasformati. E soprattutto, quanto di ciò che consideriamo “scelta personale” sia in
realtà il risultato di pressioni invisibili che agiscono sotto la soglia della coscienza.
In definitiva, Freud non offre risposte definitive, ma una lente utile per leggere la complessità
dell’essere umano. E proprio in questa complessità, fatta di contraddizioni, rimozioni e desideri non
detti, si riflette forse l’aspetto più autentico della nostra epoca.
Ambra Curto VBC