Oggi vorrei parlare del palazzo più pesante nonché secondo più grande del mondo, il
Palazzo del Parlamento rumeno a Bucarest, una struttura enorme, nata in un
periodo devastante per il popolo rumeno; infatti fu fatto costruire per volontà del
dittatore Nicolae Ceaușescu, una persona odiata dal popolo rumeno. Il palazzo pesa
circa 4,1 milioni di tonnellate, che equivale a dodici volte il peso del Duomo di
Milano. Per la sua costruzione ci vollero circa dai 20 ai 100 mila manovali.
Per parlare di questo edificio dobbiamo capire il contesto storico. Tutto iniziò nel
1977 con il terremoto di Vrancea, di magnitudo 7.4, che distrusse moltissime case e
uccise più di 1400 persone. L’allora presidente ne approfittò per far erigere questo
palazzo facendo distruggere le case di 40 mila cittadini, obbligati ad andarsene
altrove. A capo del progetto, situato sulla collina di Urano, ci fu Anca Petrescu.
I lavori iniziarono nel 1984 ed erano divisi in 3 turni affinché non si fermassero mai.
Il palazzo è lungo 270 metri, largo 240 ed alto 80: è secondo solo al Pentagono degli
USA. I materiali erano solamente di origine rumena; si dice che la popolazione non
potesse costruire tombe in marmo poiché serviva solo per il palazzo, che conta 1100
stanze (alcune delle quali nemmeno atte a qualcosa).
I problemi per il dittatore nacquero quando la popolazione iniziò a ribellarsi. Nel
1989 ci fu la Rivoluzione rumena, durante la quale il dittatore Nicolae e la moglie
furono uccisi. Dopo la loro morte, si ipotizzò di abbattere il palazzo ma facendo dei
calcoli riguardo i costi capirono che era meglio completare i lavori che proseguirono
fino al 1997, anno in cui fu inaugurato. Oggi accoglie il Senato rumeno, la Camera
dei Deputati rumena e il Museo Nazionale di Arte Contemporanea.
Invito chiunque legga questo articolo a riflettere su quanto l’egoismo di una persona
possa provocare danni ad un Paese. Basti pensare al fatto di vedersi obbligati a
spostarsi dopo essere sopravvissuti ad un terremoto per lasciare spazio alla
costruzione di un palazzo non voluto, che non permette ad una famiglia nemmeno
una lapide per un proprio defunto.
Domenico Iudicello IVC