Ancora una volta è sfumato il sogno della qualificazione per l’Italia e questa è una sconfitta per la
federazione, ma anche per tutti gli Italiani. Migliaia di bambini ancora non hanno avuto
l’opportunità di vedere la Nazionale impegnata in una competizione seria e avvincente. La maggior
parte dei genitori di noi ragazzi ha già visto l’Italia addirittura trionfare nel 1982 e nel 2006, mentre
ad oggi la semplice qualificazione manca da 12 anni, infatti l’ultima partecipazione risale al 2014 in
Brasile. Da allora la Nazionale ha attraversato una serie di assenze storiche che hanno segnato tutti
gli Italiani. Quindi oggi ci si chiede: dove sta il problema? Esistono ancora giovani calciatori italiani
che hanno la stoffa per giocare in Nazionale? Chi è il colpevole? Tanti sono i dubbi, e
probabilmente facendo un ritorno al passato si possono trovare le risposte. Fino alla metà degli anni
’90 vigeva una regola secondo la quale nelle formazioni titolari di ogni squadra Italiana potevano
essere presenti al massimo 3 stranieri, mentre i calciatori restanti dovevano essere Italiani. Questo
fattore nel tempo ha portato alla valorizzazione di giovani Italiani veramente degni di guadagnarsi
un posto in nazionale, ma con l’abolizione di questa regola, ad oggi in Italia è difficile trovare un
giocatore italiano che sia titolare. Questo è uno dei motivi di fondo che porta alla disfatta, infatti
sempre meno ragazzi hanno la possibilità di giocare la propria chance, perché spesso superati da
giocatori stranieri e vittime di un sistema che non li tiene in considerazione.
Quindi il problema è da ricercare nelle radici del sistema calcistico italiano.
La gestione dei giovani in Italia è molto contorta e non ha nulla a che vedere con il sistema delle
nazionali straniere. Nei campionati esteri i giovani calciatori già dai 16/17 anni vengono impiegati
nei campionati maggiori e mostrano le loro doti incredibili.
Questo accade perché i ragazzi stranieri sin da giovani vengono incentivati a dare il massimo e gli
viene data fiducia da subito, mentre in Italia un ragazzo di 16 anni che spicca per le proprie abilità
viene inviato spesso in prestito in una squadra di serie minore, spesso Serie B o Serie C, e in quel
contesto che non riesce a valorizzarlo non compie lo step che lo porta a diventare un vero baby-
professionista. Non è un caso se all’estero calciatori come Musiala, Yamal, Endrick, Karl, Zaire-
Emery, Estevao, Cubarsì sin da ragazzini sono stati impiegati in partite impegnative di massima
serie e oggi sono veri fenomeni affermati. In Italia invece ad oggi non ci sono ragazzi dell’età dei
calciatori sopracitati con le loro stesse abilità. Ma questo non accade perché gli Italiani non
sanno giocare a calcio, ma perché giocare in contesti svantaggiosi non aiuta, quindi il sistema
calcistico deve essere rivoluzionato già dalle giovanili. Innanzitutto nelle scuole calcio oggi non
sono privilegiati esercizi tecnici, ma si cerca di migliorare più la struttura fisica, tralasciando il
talento puro e la libertà di esprimere le proprie capacità. Se un ragazzino è molto tecnico ma basso,
spesso viene superato da un ragazzo alto e meno tecnico, inoltre c’è poca pazienza. Quando un
ragazzo commette un errore viene lasciato in panchina e difficilmente può avere altre occasioni per
mostrare chi è veramente, mentre all’estero si insiste sul miglioramento dei settori giovanili. Accade
anche che in molte realtà locali, gli allenatori sono volontari o appassionati con poca formazione
pedagogica e tecnica. All’estero i settori giovanili hanno i migliori maestri, perché sanno che la
base è la fase più delicata. Purtroppo, il calcio giovanile italiano è inquinato da dinamiche che nulla
hanno a che fare con lo sport, come il peso dei genitori e delle rette, infatti molte scuole calcio
sopravvivono grazie alle quote mensili pagate dalle famiglie. Questo crea un conflitto di interessi: a
volte gioca chi paga di più o chi ha i genitori più influenti, non chi merita. In più già a 13-14 anni i
ragazzini più promettenti vengono avvicinati da agenti che promettono provini in grandi club.
Questo sistema spinge i ragazzi e le famiglie a cercare la scorciatoia o il favore piuttosto che il
lavoro duro. In più spesso l’accesso alle selezioni dei grandi club non avviene per puro scouting, ma
tramite segnalazioni di amici o scambi di favori tra dirigenti di piccole e grandi società. Molti
talenti di provincia non vengono mai visti perché non hanno i contatti giusti. In pratica il ragazzo i
cui genitori sono amici del “mister” ha l’opportunità di giocare, e non lascia spazio al ragazzo i cui
genitori non hanno agganci e amicizie. Questo è uno dei problemi per cui l’Italia non va avanti, ma
ce ne sono anche altri. Molti giovani italiani sono diventati semplici pedine di bilancio. Vengono
scambiati tra club a cifre gonfiate per creare plusvalenze e far quadrare i conti della società. Una
volta terminato lo scambio, il ragazzo finisce in un giro infinito di prestiti in Serie C o Serie D,
perdendo motivazione e competitività, finché la sua carriera non si spegne nel semiprofessionismo.
In moltissime scuole calcio di provincia si gioca ancora su campi in terra battuta o erba naturale mal
curata. Questo impedisce lo sviluppo della tecnica di base. Anche dove ci sono campi sintetici
spesso sono di vecchia generazione o usurati. All’estero i centri federali hanno superfici perfette
che permettono di allenare la velocità di pensiero e di esecuzione. In Italia molte società giovanili
devono affittare le ore di campo da comuni o privati. Questo significa che il ragazzo arriva, si
allena un’ora e mezza e scappa via. Non è un ambiente dove può studiare, mangiare correttamente
e fare potenziamento atletico nello stesso posto. Tutti questi invece sono elementi di base e scontati
all’estero dove crescono giovani sani e capaci. Nelle giovanili estere, ogni allenamento viene
filmato e rivisto con i ragazzi per correggere i difetti posturali o di posizione. In Italia, questa
pratica è riservata quasi solo alle prime squadre, quindi chi ha un difetto tecnico se lo trascinerà per
tutta la vita perché nessuno lo correggerà. Invece all’estero c’è un allenatore per ogni ruolo, per
ogni fase di gioco e che riesce a seguire bene ogni ragazzo. Sono questi i problemi strutturali che il
calcio Italiano deve saper affrontare, ma fino a quando regnerà la corruzione nessun ragazzo
veramente meritevole potrà fare il salto di qualità.
Giuseppe Nuara V C