L’ARTE DELLA MERAVIGLIA

“La sola cosa che rende la vita degna di essere vissuta è la MERAVIGLIA” diceva Oscar Wilde.
In seguito alla lettura di questa celebre massima e allo studio del Teeteto di Platone in classe, mi sono
spesso chiesto che cosa sia la meraviglia.
“Sentimento improvviso di ammirazione spontanea provocato da eventi straordinari o inaspettati, o dalla
manifestazione di grande bravura o bellezza” è questo il significato della Meraviglia, ma risulta
puramente soggettivo.
Per me la meraviglia è magia: fugace come uno sguardo; rigenerante come un bacio; calorosa come una
carezza; fresca come la rugiada; pura come un bambino.
C’è chi ha provato a dare un volto alla meraviglia, chi ha tentato di rappresentarla nelle sue forme
stravaganti e contorte, burrascose e imprevedibili: sto parlando dell’arte, della letteratura, della poesia e
della musica.
“Una rivelazione può nascere all’improvviso, quando meno ce lo aspettiamo…” diceva Giorgio De
Chirico, un rinomato pittore italiano del 1900. E’ in queste rivelazioni che la meraviglia si infila, piomba
all’improvviso: è in questi momenti che ci si discosta dalla realtà, si finisce in un’altra dimensione, quella
degli esseri “svegli” e non “dormienti”, come diceva Eraclito; quella di coloro i quali si lasciano
trasportare dalla curiositas; quella di coloro i quali vanno oltre il fantomatico “velo di Maya” di Arthur
Schopenhauer.
Nella poesia “L’Infinito”, Giacomo Leopardi si è lasciato conquistare dalla meraviglia e non si limita a
descrivere la natura, bensì a riportare ciò che accade di fronte ad essa; contempla l’immensità di una
dimensione sovrumana che lascia, dopo lo sbigottimento iniziale, una dolce sensazione di sentirsi parte
dell’universo.
Nei “Notturni”, Fryderyk Chopin ha ascoltato la meraviglia e ne riporta le “parole” sugli spartiti: note
dolci come la notte, fredde come il buio, silenziose come l’aria. Il silenzio è assenza di suono, dirà un
essere “dormiente”: e invece no. Chi si meraviglia capirà che il silenzio è il respiro della musica.
Nei suoi quadri, Salvador Dalì, dipingerà la meraviglia che scaturisce da un sogno, una dimensione che
apparentemente sembra molto lontana, poiché immateriale, ma che è parte di noi. L’arte non deve essere
soltanto vista, ma “osservata”, e c’è una notevole differenza tra questi due termini. Osservare significa
lasciarsi trasportare dal dipinto, sentirsi parte di esso, lasciarsi meravigliare. E la meraviglia subentra
quando si smette di pensare con il cervello e si ascoltano i pensieri del nostro corpo. La meraviglia è un
sentimento e, come ogni altro sentimento, produce “immagini” e noi dobbiamo essere in grado di captarle.
Non bisogna accontentarsi mai di quanto già si conosce, ma effettuare un cammino continuo di “quête”,
ossia di assoluta ricerca.
L’arte, con la sua abilità di suscitare emozioni e stimolare riflessioni profonde, diventa uno specchio nel
quale riflettiamo il nostro stupore di fronte all’esistenza. Ogni pennellata, ogni nota, ogni parola,
diventano fili che vanno a comporre il tessuto della meraviglia, ma il tessitore ultimo di questa trama
siamo noi stessi. Siamo noi dunque, spettatori di quest’opera, la Vita, i veri creatori della meraviglia.

Giovanni Celauro 3CS