Queen: quei 20 minuti che fecero cantare il mondo intero

Il 13 luglio 1985 si tenne al Wembley Stadium di Londra e al John F. Kennedy Stadium di Philadelphia il Live Aid, organizzato dal Bob Geldof e Midge Ure allo scopo di ricavare fondi per la fame in Etiopia. Il concerto fu un successo, presero parte le migliori band e cantanti dell’epoca e le donazioni superarono l’obiettivo precedentemente imposto.

 

Una delle band che “rubò la scena” fu quella dei Queen. Inizialmente questi non risposero all’invito, poiché non molto convinti dalla riuscita dell’evento, fu infatti Geldof a insistere ripetendo che la loro presenza era fondamentale e così la band accettò.

Ogni artista doveva esibirsi entro 20 minuti, un lasso di tempo nel quale si doveva riuscire a tenere sotto controllo eventuali errori, perché quel 13 luglio sarebbero state presenti al Wembley Stadium 72.000 persone. Inoltre sul palco era presente una sorta di semaforo che era per gli artisti un cronometro per evitare di oltrepassare i 20 minuti imposti: quando si accendeva la luce verde mancavano 5 minuti, quando si accendeva quella gialla 2 minuti e quando si accendeva quella rossa il tempo era scaduto.

I Queen entrarono in scena alle 18:41 in punto. Freddie Mercury giunse sul palco saltellando e facendo il giro, poi si sedette al pianoforte. Suonando il primo accordo per regolare il volume, il pubblico capì subito che quell’accordo apparteneva alla canzone più famosa della band: Bohemian Rhapsody. In un grande boato della folla, la band iniziò la sua perfomance carica di passione, ma i brividi erano ancora all’inizio.

La canzone successiva fu Radio Gaga. I Queen l’avevano già suonata in live, ma quel pomeriggio con la luce del sole si potevano vedere le mani di tutte le 72.000 persone battere all’unisono durante il ritornello: di sicuro fu un’indescrivibile emozione che la band doveva trattenere per rimanere concentrata. Ma ad un certo punto, finito il pezzo, Freddie fece una cosa che non era prevista nella scaletta. Intonò un coro chiamando il pubblico a rispondervi. Molti ricordano quel momento poiché sembrò che il frontman stesse “suonando” quella numerosa platea.

Seguirono Hammer To Fall, Crazy Little Things Called Love e We Will Rock You, ma l’apice dell’emozione arrivò al momento di chiusura con lo scoppio di We Are The Champions. In mezzo a quel mare di braccia alzate c’era chi piangeva, chi saliva sulle spalle del proprio compagno ma soprattutto c’erano 72.000 persone unite, unite per la pace e per il bene comune.

Ma nel frattempo dietro le quinte il fonico Trip Khalaf aveva disattivato i limitatori del sound system, così l’esecuzione di brani risultò la più rumorose di tutte.

Per chiudere l’intero concerto, la sera Freddie Mercury e il chitarrista Brian May eseguirono Is This The World We Created? Una canzone il quale significato morale diede e dà tutt’oggi un messaggio di pace ma non ancora chiaro a molte persone, politici o governatori.

 

Insomma, la gloriosa perfomance dei Queen al Live Aid è considerata la migliore esecuzione dal vivo della storia e dopo anni viene ancora ricordata anche da chi quel 13 luglio era in mezzo alla platea incapace di descrivere cosa stesse vedendo e cosa stesse provando.

Gemma Montaperto IIIBC