Dio in ritirata: l’Europa sta smettendo di credere?

Già da molti anni a questa parte i processi di individualismo e di secolarizzazione in Europa
marcano profondamente la trasformazione da una società “cristiana”; e legata alle proprie tradizioni
ad una società sempre più svincolata dalle sue radici inequivocabilmente cristiane.
L'eredità cristiana si riflette nelle chiese presenti nei nuclei urbani di tutto il continente ma il loro
ruolo nella vita dei cittadini sembra essere sempre più un lontano ricordo, infatti da centri della vita
comunitaria stanno diventando semplici icone del paesaggio.
Le radici del distacco
La secolarizzazione, intesa come la progressiva separazione tra Stato e Chiesa, ha ridotto
l’influenza delle istituzioni religiose sulla morale pubblica e sulle leggi.
Tuttavia, l’individualismo dell’uomo moderno e i processi di laicizzazione hanno contribuito a
formare un’epoca che celebra il pensiero razionale, nella quale il dogma viene spesso percepito
come un limite. L’uomo contemporaneo non accetta più verità imposte da antiche istituzioni e
preferisce costruire un proprio sistema di valori basato sull’esperienza personale e sulla validazione
scientifica.
Illusione dell’Europa senza Cristo
Come sostenuto dall’articolo di Franco Cardini pubblicato il 21/09/2023 dal giornale Avvenire,
esiste un'identità cristiana europea che man mano viene rinnegata da alcuni rappresentanti di paesi
europei, i quali si rifiutano d’inserire cenni di “radici cristiane” nel preambolo della nuova
Costituzione rinnegando quell’Europa plasmata da grandi autori e opere che trasmettono il
messaggio cristiano: basti pensare alla Divina commedia o alla Cappella Sistina.
Inoltre, Oliver Roy denuncia un ulteriore illusione, strumentalizzata da movimenti che si
definiscono cristiani ma che non possiedono nessuna correlazione con la dottrina, ostentando una
cultura “cristiana” fine a sé stessa che è solo un vessillo per accaparrarsi dei consensi.
Infine secondo lo studioso statunitense, l’Europa così come la conosciamo è destinata al collasso
complici i fenomeni di individualismo e secolarizzazione, i quali portano la società a mettere al
primo posto la propria situazione economica, aumentando il decremento demografico.
Fe-de o fai-da-te?
Mentre i genitori mantengono un’identità religiosa, continuando a praticare la liturgia assieme a
tutta la comunità, i figli crescono in contesti dove la religione è solo un'opzione tra le tante, e spesso
neanche così attraente.
Il passaggio dalla comunità alla spiritualità “Fai-da-te”; non causa necessariamente la scomparsa del
sacro, ma la sua privatizzazione. La fede non caratterizza più la vita comunitaria né la vita sociale
dell’individuo, che preferisce celebrare autonomamente i riti cristiani oppure ispirarsi ai valori della
dottrina cristiana. Perciò nasce una spiritualità “fai-da-te”, nella quale l’individuo si identifica per
dare senso alla propria esistenza.
Anche se è un fenomeno ricorrente, infrange uno dei 4 pilastri della religione cristiana: quello
dell’unione fraterna (κοινωνία) che si basa sulla comunione, la condivisione e l’amore reciproco tra i
credenti, vissuti come una vera comunità. Per questo motivo la scelta del fai-da-te non è conforme

alla dottrina cristiana, in quanto impedisce al fedele di godere di una delle esperienze fondamentali
per lo svolgersi della vita religiosa.
Secondo vari studi di sociologi, credenti e non, il distacco dalla chiesa rappresenta uno dei
fenomeni cruciali per comprendere la nostra epoca ed è grazie ad esso che riusciamo a decifrarne i
caratteri.
E mentre i sociologi seguono i recenti sviluppi, l’Europa continua a interrogarsi su cosa potrebbe
riempire o sostituire il vuoto lasciato da quella visione comune che il cristianesimo ha assicurato fin
ora, e se tutto ciò porterà alla fondazione di una civiltà più coesa data dallo sviluppo da sistemi di
valori che ci permettono di interfacciarci meglio con l’altro o se si preferirà cercare una vita sempre
più svincolata dai precetti cristiani ed individualista.

Gabriele Insalaco IVc