Tra i romanzi più intensi della letteratura inglese, Cime tempestose di Emily Brontë continua
a esercitare un fascino potente anche sul pubblico contemporaneo. La storia di Heathcliff e
Catherine, costruita su passioni estreme e rapporti tormentati, ha ispirato numerose
trasposizioni cinematografiche, ognuna delle quali ha cercato di tradurre sullo schermo
l’atmosfera cupa e romantica del romanzo. Il confronto tra testo e film permette di osservare
come una stessa vicenda possa cambiare tono, ritmo e significato quando passa dalla pagina
all’immagine, rivelando non solo differenze narrative, ma anche nuove interpretazioni dei
personaggi e dei temi centrali. In particolare, l’ultima trasposizione cinematografica, a cura di
Emerald Fennell, è stata oggetto di un fortissimo hype e, allo stesso tempo, di molte critiche;
potremmo dunque individuare la presenza di due scuole di pensiero: chi lo definisce, quasi in
modo iperbolico, il capolavoro del genere drammatico e chi, forse condizionato dalla lettura
del romanzo o da una forte predisposizione critica, è rimasto quasi disgustato dalla visione
del film. Ebbene, che ci siano diverse incognite e cambiamenti insoliti nella trama è
innegabile, soprattutto perché alcuni cambi narrativi riguardano momenti importanti per lo
svolgimento delle azioni. Basti pensare alla morte di Catherine, che nel libro viene
tragicamente a mancare dando alla luce sua figlia, a differenza del film, nel quale la morte
avviene per via del peggioramento graduale della sua salute: il matrimonio con Edgar Linton
e il ritorno improvviso di Heathcliff non fanno altro che peggiorare il suo malessere, tanto
che, allettata, smette di mangiare e la febbre aumenta, consumandola pian piano. Un ulteriore
elemento di divergenza riguarda la rappresentazione del rapporto tra Heathcliff e Catherine.
Nel romanzo il loro legame sembra assumere una dimensione quasi metafisica, costruita su
un senso di appartenenza assoluta e distruttiva che supera le convenzioni sociali. Nel film,
invece, la relazione tende a essere ricondotta entro dinamiche più riconoscibili e concrete, in
cui emergono con maggiore evidenza le responsabilità individuali e le conseguenze delle
scelte. Questo spostamento modifica l’equilibrio emotivo della storia, laddove il testo
letterario insiste su un amore totalizzante e quasi mitico. L’adattamento cinematografico,
invece, privilegia una lettura più umana e psicologica dei personaggi, rendendoli più
accessibili, ma forse meno simbolici. Un aspetto particolarmente significativo riguarda la
diversa ampiezza narrativa delle due opere. Nel romanzo, la vicenda non si esaurisce con la
morte della protagonista, ma continua attraverso la generazione successiva, soffermandosi
sulla figlia di Catherine, accompagnata nella sua crescita dal padre Edgar e dalla dama di
compagnia Nelly, e sul tentativo di ricomporre gli equilibri familiari. Tuttavia, questa scelta
narrativa della regista Emerald Fennell può essere giustificata dal desiderio di concentrare
l’attenzione sulla tormentata storia d’amore dei protagonisti. Nonostante i numerosi
cambiamenti narrativi, questo film è stato in grado di modificare e alterare la percezione della
relazione tormentata: sarà per la crudezza o per l’immenso realismo della storia, ma il legame
tra i due viene interpretato come un dolore irrisolto, non come guarigione, bensì come
riconoscimento e alimentazione del trauma. L’amore diventa consumarsi, desiderarsi ma non
potersi avere: una storia tossica, non un amore felice. Tutto ciò costruisce un rapporto in cui il
legame è qualcosa che divora entrambi.
Dalila Giordano, VBc
Cime Tempestose, dolore irrisolto o amore profondo?
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