Scrivere bene: la nuova sfida nell’epoca dei like

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La scrittura. Una parola semplice, quasi comune. Eppure, nel mondo di oggi, scrivere
è diventato un atto raro e forse anche un po’ rivoluzionario.
 
Viviamo in un mondo dove tutto deve essere flash: messaggi brevi, emoji,
abbreviazioni, risposte lampo. E così, senza quasi notarlo, abbiamo smesso di
scrivere. O meglio: continuiamo a farlo , ma non bene. La scrittura è stata sostituita
dalla comunicazione “immediata”, quella che non lascia spazio alla riflessione.
 
Ma scrivere bene non significa solo mettere le parole di seguito seguendo le regole
grammaticali . Scrivere bene vuol dire pensare bene. Significa saper ordinare le idee,
trovare le parole esatte per comunicare un’emozione o un pensiero complesso. È una
forma di libertà, perché chi sa scrivere sa anche comprendere, analizzare, difendersi
da ciò che legge ed, a volte, attaccare con le proprie idee.
 
Oggi, però, questa libertà è messa alla prova . I correttori automatici e l’intelligenza
artificiale ci “aiutano” a scrivere, ma spesso ci sostituiscono. Ci fanno risparmiare
tempo, certo,ma anche sforzo .E lo sforzo, nella scrittura, è tutto: è lì che nascono la
precisione, la consapevolezza, la voce personale.
 
Infatti, secondo una fonte di OPEN AI, dal 2022 al 2025 il numero di utenti attivi di
chatgpt è aumentato notevolmente partendo da 1 milione di iscritti fino ad arrivare a
più di 700 milioni. Ciò significa che il dato è molto preoccupante: dal 2022 abbiamo
un incremento del 69900 % di utenti in più che utilizzano l’IA di qualsiasi
genere.Tuttavia,solo il 30% degli utenti dichiara di utilizzare chatgpt solo per motivi
professionali, mentre il 25% per chiedere informazioni ai chat bot. Quindi il resto
viene utilizzato per altro.
 
Questi dati, infatti, sembrano inversamente proporzionali all’uso della scrittura:
quest’ultima è passata dal 36% delle conversazioni nel 2024 al 24% nel 2025. Inoltre
è diminuito molto l’uso del corsivo a scuola: il passaggio dai metodi tradizionali agli
strumenti digitali, tra cui l’uso dello stampatello ha ridotto significativamente l’uso e
la pratica della scrittura corsiva.
 
 
Forse per questo scrivere bene sta diventando una specie di segno distintivo, un tratto
di chi non si accontenta del “tanto basta”. È una competenza che distingue chi pensa
in modo critico da chi si limita a ripetere ciò che legge online.

 
Personalmente credo che tornare a scrivere a mano, con calma e forse con una bella
grafia, magari su un quaderno, sia un piccolo atto di tenacia e di conservazione
dei valori umani. È come rallentare in un mondo che corre, come prendersi il tempo
di pensare davvero.
Forse scrivere bene, oggi, non è solo una questione di stile. È un modo per restare
umani, per non perdere la nostra voce in mezzo al rumore digitale.
 
 
 
Giulio Loggia IIBC