Viviamo in una società in cui siamo costretti a mostrarci diversi da ciò che siamo,
indossando una maschera, recitando e non vivendo realmente. E quando la togliamo,
davanti allo specchio, non riconosciamo più chi si riflette. Questo concetto, che mette in
contrasto l’essere e l’apparire, è stato espresso anche da Luigi Pirandello in diverse opere.
Cerchiamo sempre di piacere a tutti, omologandoci alla massa e basandoci su standard di
bellezza che, in realtà, non esistono. E quando qualcuno giudica il nostro aspetto? È lì che
comincia la lotta contro noi stessi e le nostre insicurezze. Quelle parole rimbombano nella
nostra testa e non se ne vanno più. Spesso, però, siamo noi i primi a giudicarci con
severità, dimenticandoci che l’accettazione di sé è la base della felicità.
“Ma, se non ami te stesso, come può amarti qualcun altro?” (dalla canzone “Stare Senza”
di Glocky, Fashion Forty). Tanti giovani sono alla costante ricerca dell’amore, della
persona perfetta, ma spesso dimenticano che l’amore più importante è quello verso sé
stessi.
Si parla poco di quanto le parole, anche quelle dette per scherzo o senza riflettere, possano
ferire una persona e spingerla a sminuire il proprio valore. Il testo approvato dal
Parlamento “riconosce il giorno 16 maggio quale Giornata nazionale contro la
denigrazione dell’aspetto fisico delle persone (body shaming)”.
La scuola, secondo me, dovrebbe avere come obiettivo la riflessione sulle conseguenze
psicologiche del body shaming, promuovere il rispetto per il proprio corpo e per quello
altrui, e aiutare gli studenti a sviluppare una maggiore autostima.
L’insoddisfazione per il proprio aspetto può diventare, nei casi più gravi, un’ossessione: la
dismorfobia. Con questo termine si indica una visione distorta del proprio aspetto
esteriore, causata da un’eccessiva preoccupazione per la propria immagine corporea.
Nessuno è perfetto: tutti abbiamo dei difetti e vorremmo cambiare qualcosa di noi, ma
sono proprio quelle particolarità a renderci unici, anche se spesso non ce ne rendiamo
conto. La soluzione non è odiarsi, né nascondersi dentro vestiti enormi, ma trovare il modo
per migliorarsi.
Secondo me, il supporto di uno psicologo è un metodo efficace per ritrovare la luce. Una
via di fuga da noi stessi può essere lo sport, che ci aiuta ad avere più consapevolezza del
nostro corpo e a trovare la strada per imparare a guardare con ammirazione il nostro
riflesso nello specchio.
Ed è proprio quando scopri la magia di amare te stesso che inizi a vedere la vita a colori.
Mariachiara Salvo, I B C